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Pellegrini a Superga
7860 La  Via Francigena  Pellegrini a Superga
 

Che tutte le strade portassero a Roma ne eravamo certi, che sulla Collina di Torino vi sia più di una strada per la capitale eterna potrebbe invece incuriosire qualcuno. Se a ciò aggiungiamo che non stiamo parlando di strade per l'automobilista alternativo ma di itinerari che nei secoli, seppur con alterne fortune, hanno mantenuto la loro ragion d'essere e che ancora oggi numerosi uomini e donne percorrono a piedi ci imbattiamo certo nell'inflazionata etichetta della “Via Francigena”.

Il 14 giugno il Parco Naturale della Collina Torinese nel suo intento istituzionale di valorizzare la locale rete sentieristica e di incentivare modelli di mobilità alternativi ha organizzato, in collaborazione con il Parco Fluviale del Po Torinese, un convegno centrato sul tratto torinese del grande pellegrinaggio della cristianità verso Roma, per comprendere quanto poco lontano dal nostro vivere comune siano i grandi Cammini della fede, per saper riconoscere ai margini delle nostre strade i pellegrini con zaino e bastone e per identificare i segnavia che oggi indicano loro il percorso.

La Via Francigena storicamente non è mai stata una strada, bensì una rotta, una direzione lungo la quale il pellegrino individuava il suo percorso verso Roma, in funzione della morfologia del territorio, ma anche del momentaneo contesto politico e sanitario della regione.

Il percorso ufficiale per eccellenza è individuato dal diario di Sigerico del 994, il quale transitò attraverso Vercelli, Ivrea e la valle d'Aosta per valicare le Alpi in corrispondenza del passo del Gran San Bernardo, ma in realtà il viaggio storicamente è sempre partito dalla porta di casa propria per confluire sui grandi tracciati della viabilità europea.

Immaginatevi allora i pellegrini che insieme a mercanti, soldati o semplici viandanti attraverso il colle del Monginevro e del Moncenisio arrivavano dall'attuale Francia a Torino. Ripartivano lungo tre importanti arterie viabili dell'epoca: la prima costeggiava il fiume Po fino a Chivasso dove si ramificava in più vie avendo come principali destinazioni Vercelli e Casale Monferrato. Una seconda possibilità prevedeva il transito a sud delle colline torinesi transitando prima in Chieri e poi in Asti mentre una terza possibilità era attraverso le colline in direzione dell'importante abbazia di Vezzolano per poi dirigersi verso Casale.

Oggi le guide di riferimento, quindi il maggior numero di pellegrini, individuano nel tracciato pedecollinare che va da Torino a Chivasso in sponda destra del Po il percorso principale, per poi dirigersi per Saluggia fino a Vercelli dove confluiscono sull'itinerario descritto da Sigerico. Camminano sempre in pianura e quindi in modo veloce e agevole ma purtroppo, malgrado i grossi sforzi di ricerca di alternative, molti tratti sono su asfalto e talvolta pericolosi per il traffico automobilistico.

Un'interessante proposta è rappresentata dalla via collinare che ad oggi ha poche informazioni bibliografiche e cartografiche e non risulta segnalata da segnavia, ma offre un percorso sicuramente più tranquillo e piacevolmente immerso nel verde anche se più difficoltoso per l'aumento dei dislivelli. Si tratta di un tracciato che sta particolarmente a cuore al Parco della Collina Torinese e al Parco del Sacro Monte di Crea, perché, oltre a transitare all'interno delle due aree protette, ricalca un percorso esistente ideato dal CAI di Casale, noto come Sentiero Crea-Superga (SCS), sul quale i due enti parco intendono avviare un'importante opera di valorizzazione.

La via chierese è meno frequentata e meno segnalata anche se in questo territorio si stanno delineando sullo slancio di appassionati locali percorsi francigeni più o meno ufficiosi.

Ma alla fine è “il pellegrino a fare il cammino” scegliendosi la sua strada e forse è proprio questo il grande valore della Via Francigena. Un percorso mitico che, con le motivazioni più diverse, riporta l'uomo dei nostri tempi a camminare e a confrontarsi con un ritmo che non gli è più proprio. Soprattutto gli permette di guardare, come fosse un osservatore esterno, la frenesia del vivere quotidiano e pensare. Pensare che camminare non serve solo a raggiungere un luogo, ma qualcosa di diverso, come il contatto con la natura, il dialogo con se stessi e la possibilità di “evadere”... con un paio di scarponcini ai piedi!

 

 
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