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Architetto Filippo Juvarra

7110 Il 27 marzo del 1678 nacque a Messina Filippo Juvarra, figlio dell’argentiere Pietro e di Eleonora Tufuris. Già da giovane dimostrò grande passione per l’arte studiando da autodidatta trattati di architettura e esordì nella bottega paterna in qualità di cesellatore, realizzando raffinatissimi capolavori di arte orafa e argentiera per le maggiori chiese del territorio, imponendosi all’attenzione critica dei maestri del tempo. Si dedicò agli studi ecclesiastici presso il seminario messinese, presso il quale venne ordinato sacerdote all’età di 25 anni. Entrò nella Congregazione dei Filippini, ma preferì seguire l’inclinazione artistica anziché la vita religiosa.

Nel 1703 raggiunse Roma per perfezionare gli studi di architettura alla scuola dell’Architetto Carlo Fontana, collaboratore di Gian Lorenzo Bernini. Entrò all’Accademia di S.Lucia e lì si trovò a contatto con i migliori artisti del tempo. La sua attività nella progettazione di interventi architettonici e scenografici fu febbrile, tanto che venne eletto accademico di merito nella prestigiosa Accademia di San Luca. In seguito alla morte del padre, Juvarra tornò a Messina e divenne Architetto della Real Casa al servizio del duca Vittorio Amedeo II.

Nel 1714 Vittorio Amedeo II, diventato Re, si stabilì definitivamente a Torino, portandosi al seguito anche l’abate Juvarra, divenuto nel frattempo “primo architetto civile” al servizio dei Savoia. Fino al 1734, anno della sua partenza per Madrid, ove morirà precocemente il 31 gennaio 1736, l’Architetto Regio conferì alla città la dignità architettonica, urbanistica e monumentale di "capitale europea". Il suo lavoro assunse in pochi anni un ritmo frenetico e travolgente che si concretizzò nelle numerose realizzazioni torinesi: le facciate delle chiese di S.Cristina e S. Carlo; il complesso della Basilica di Superga; la facciata e lo scalone di Palazzo Madama; la Palazzina Reale di caccia di Stupinigi; il Palazzo del Senato Sabaudo. In qualità di scenografo allestì anche gli apparati funebri per Giovanna Battista di Savoia, per Anna d'Orléans e per Vittorio Amedeo II di Savoia stesso.

Distante da illusionismi virtuosistici, Juvarra caratterizzò le sue scene con un abilissimo gioco di chiaro-scuri, che permise alle strutture architettoniche di inserirsi liberamente in uno scenario squisitamente "fantastico”, trasformando le architetture in vere e proprie quinte scenografiche. La raffinatezza e eleganza, unita alla luminosità degli spazi, si possono individuare in tutti i suoi progetti torinesi

 
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